Dirsi Addio, a presto, arrivederci o grazie…
Gian Mario on Nov 19 2008 at 11:44 am | Filed under: My Business
Ci sono dei momenti, e mi riferisco alla sola vita professionale, dove le ambizioni o le aspirazioni che si hanno dentro sono ad un bivio: continuare in una strada che ha dato soddisfazione ma che potrebbe non bastarmi o puntare ad un’altra, magari rischiosa, ma più adatta a me?
Nel mio passato da imprenditore, gia’ 22 anni…, alcune volte ho fatto queste scelte. Le rifarei tutte.
Ma non sbaglierei il modo. Grande errore…
Nel passato ho dato un calcio a cose che mi avevano dato tanto solo per orgoglio, rivalsa o chissà cosa… ho azzerato tutto e sono ripartito da capo. Ma perchè?
Nel business queste cose non vanno mai fatte entrare, ci si deve concentrare sull’obiettivo del futuro, quello da raggiungere, e lo si deve fare con quante più energie possibili.
Anche con i “vecchi” compagni di viaggio. Io nel passato non l’ho fatto, sbagliando di certo, ma non lo rifarei ora.
Ora tocca ad altri affrontare una nuova strada, ambiziosa, difficoltosa ma sicuramente emozionante.
Io mi rendo conto di affrontare le cose sempre con lo stesso metodo, è un mio difetto.
Con alcuni posso anche rompere i rapporti ma, se la persona ha un suo spessore, la stima rimane inalterata. Con altri, che nulla valgono, ci si dimentica presto.
Ad un mio compagno di viaggio che ha scelto una nuova esperienza, sicuramente più libera da quella che aveva, auguro di saper liberare tutte le sue potenzialità.
E , se ne avesse bisogno, non mancherò di dare una mano.
No, questo l’avevo scritto quando non sapevo alcune cose, che ora sono note. Peccato, il non sapersi comportare e l’agire da vigliacchi provoca sempre una reazione.
Peccato. Una occasione persa, e non ritornerà.
Come dire allora? Addio o Arrivederci? Che sfortuna che se ne andato o che bello? Che problema o che opportunità? I cinesi , in un vecchio saggio dicevano…
C’era una volta in un lontano paesetto un povero cinese che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo. Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì. I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”. Il cinese rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!” I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta. Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto. I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!” E il cinese ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!” I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta. Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede. I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!” E il cinese ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”. I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. “Forse è matto!”, pensarono. Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra. Quando entrarono nella capanna del cinese trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati. I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!” E il cinese ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”.
…un’antica storia cinese…
La fortuna non esiste: esiste il momento in cui l’occasione incontra il talento. Oppure citando Louis Pasteur «La fortuna favorisce la mente preparata.»