Nello Sport ci vuole Forza o Potenza?

Dobbiamo essere più FORTI o più POTENTI?

Per vincere bisogna essere più forti o più potenti? E la domanda si pone anche a chi non ha obiettivi agonistici.
Proviamo a capire le differenze con dei grafici che ci aiutano.

La curva forza-velocità e la curva della potenza (tratteggiata) sovrapposte

Per quanto riguarda la curva della forza spiegarne la sua cinetica, insomma lo sviluppo, è molto semplice.

Se noi abbiamo la possibilità di sollevare un bilanciere con un carico massimale 1RM, ovvero il massimo che per noi è realizzabile per essere sollevato una volta soltanto, lo solleviamo ad una velocità veramente bassa che tende a zero,

Diventerà zero quando solleveremo anche solo un chilo oltre il nostro massimo. Insomma, il bilanciere non si solleva neanche di un millimetro. Velocità zero.

Velocità zero. Velocità massima.

Ovviamente c’è anche l’opposto, mano a mano che questo carico diventa più leggero fino ad arrivare ad un carico inesistente la nostra velocità sarà sempre maggiore fino al suo valore massimo.
Provate a immaginare di sollevare un bilanciere pieno d’aria, in un attimo salirà e probabilmente ci scapperà dalle mani, saremo velocissimi e non avremo esercitato alcuna forza.

Ottimo, ma che c’entra con il mio allenamento?

Questo non è un aspetto solamente “visivo” ma è legato alla contrazione delle fibre ovvero della velocità di contrazione e decontrazione del ciclo Actina-Miosina (una cosa molto noiosa e che saltiamo, ma era utile dirlo per chi vuole approfondire).
La velocità di contrazione e di rilascio è parte della fisiologia muscolare che ci segnala che questa velocità ha un suo limite, non si può ridurre la velocità all’infinito.



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Ma i limiti sono fatti per essere superati. O allenati.

Nella figura di sopra c’è una seconda curva, anzi due tratteggiate, e quella curva è stata realizzata calcolando la potenza, ovvero mettendo in relazione la forza (il carico sollevato in quelò momento) con la velocità di esecuzione. Questa curva ci indica un “picco di potenza” che è il carico ottimale.

Molte volte, in tanti libri, si vede che per allenare la potenza si deve sottoporre l’atleta a ripetizioni con una data percentuale del carico, sottomassimale, e ben definita.
Diciamo che va benissimo come regola di base per capire il concetto.

Ma non per allenare l’atleta.

Il carico ottimale dell’atleta è la corretta intensità alla quale il nostro atleta, e non quello usato per scrivere la tabella, ha il suo valore più alto in Watt. Si, in Watt, quelli che si usano per indicare anche la potenza delle nostre casse audio.
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Questo fattore, da studi scientifici (approfondisci con la review di riferimento) è molto più correlato alla performance che non la Forza.
Ovvero, all’aumentare la Forza non è detto che “vinciamo” la nostra gara, ma se a parità di forza aumenta la potenza, magari ci facciamo un pensierino.

Allenare la Potenza.

Se parliamo di atleti è ormai obbligatorio iniziare con dei test incrementali (si inizia con carichi bassi e man mano si sale misurando tutti i parametri) con l’obiettivo di trovare il “picco di potenza”.

Quel carico sarà il nostro valore di riferimento per l’allenamento.

Se abbiamo 4 atleti in squadra e facciamo i test a tutti ci dobbiamo aspettare situazioni differenti:

  • Stessa forza ma diversa potenza
  • Stessa potenza ma diversa forza
  • Diversa forza e potenza

Ognuno di questi risultati è l’inizio della programmazione del mesociclo, valuteremo i nuovi adattamenti con un nuovo test, non prima di 30 giorni.

Atleti che gareggiano insieme, con valori opposti.

Si, è la norma. Quando si lavora “basandosi su evidenze scientifiche” si deve ragionare su dati certi, oggettivi e non sul “come stai Corrado, ti senti forte oggi?”. Diciamo che se questo è il metodo non vedrei grandi prospettive per Corrado.

Peccato perchè magari le avrebbe, ma nessuno le ha volute trovare.

Il campione è in ognuno di noi, è la nostra capacità di professionisti che ci fa vincere le sfide.
Non le tabelle.

 


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